Come NON diventare un insegnante di canto


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Nei tempi passati, quando l’ambiente della formazione vocale era ancora riservato a pochi, lo studio teorico occupava solo una minima parte dell’istruzione necessaria a diventare un insegnante, infatti la faceva da padrone l’aspetto pratico. Oggi le cose sembrano essersi rovesciate. Scrivo sembrano perché in realtà molto spesso chi si è formato per essere un insegnante non ha la minima idea dell’aspetto pratico di quello che ha imparato. Tante persone si nascondono dietro a termini specialistici, spesso usati a sproposito, solo per darsi importanza o dimostrare di avere una conoscenza teorica. La cosa che per me è pericolosa è che chi ha ottenuto qualche titolo studiando sui libri manca totalmente di esperienza pratica o peggio ancora presenta inaccettabili problemi vocali ancora da risolvere.

In un antico manuale del 1800 dedicato all’addestramento vocale, già si sosteneva che l’arte del canto, si trovasse in uno stato di “deplorabile decadenza”. Chiaramente all’epoca ci si occupava solo della voce in merito al canto, d’altra parte all’epoca erano ben poche le professioni nella quale la capacità di utilizzare la voce fosse determinante per il successo. Oggi le cose sono cambiate in quanto le persone possono sfruttare a pieno la loro voce ottenere migliori risultati nel lavoro e per fare carriera. Infatti chi riesce ad utilizzare la voce meglio rispetto agli altri primeggia già agli esami orali durante l’università e ottiene più facilmente lavoro già ai primi colloqui di lavoro. Poi per fare ulteriore carriera, per arrivare nell’élite, la voce sarà ancora più determinante. Quello che non è cambiato è lo stato di “deplorabile decadenza”, infatti le cose sono rimaste le stesse, anzi forse in 150 anni le cose sono rapidamente peggiorate.

D’altra parte è evidente a tutti che la società umana si evolve continuamente e cambia nel tempo, mentre l’apparato fonatorio, la vocalità dell’essere umano è rimasta immutata per centinaia di migliaia di anni.

Ho preso spunto dalla storia perché solo dalla storia si può imparare qualcosa. Sbagliando si impara, e se è possibile evitare alcuni degli errori già noti perché avvenuti nel passato, è sicuramente meglio che subirli in prima persona.

La storia ci ha trasmesso intatta la più grande verità legata all’insegnamento vocale: “chi sa ben respirare e sillabare, saprà ben cantare”. Questa saggezza antica, riporta già un’ottima chiave di lettura: la voce è unitaria. La voce che si usa per parlare e la voce che si usa per cantare sono la stessa cosa. Se si è capaci di cantare bene, si è anche capaci di tenere discorsi. Se si diventa bravi oratori, si può anche diventare un bravo cantante. Tornando all’aspetto pratico, non può esistere chi sostenga di essere bravo nell’insegnare come tenere un discorso e non sia capace di cantare. Allo stesso modo non può esistere chi sostiene di saper insegnare a cantare e non sia in grado di parlare in pubblico o, peggio ancora, mostra una vocalità piena di difetti di pronuncia o di accento.

Un’altra grande verità che è arrivata intatta a noi è che “una bella voce, nulla potrebbe senza uno studio regolare”. Ovvero anche se esiste quella cosa definita “talento”, questo è solo un piccolo vantaggio sulla linea di partenza. Una persona che ha meno talento ma più determinazione nello studio può tranquillamente superare una persona con più talento, ma poca determinazione. Questo in tutti i campi della vita, dal correre i 400 metri al coinvolgere una platea di 10.000 persone.

Chiaramente queste frasi “storiche” sono molto belle e valide tutt’oggi, ma non bisogna dimenticare che erano legate al mondo del canto, l’unica forma di addestramento vocale dell’epoca, e alla conseguente idea di canto. 

A quei tempi infatti esisteva solo l’opera, il canto lirico, disciplina che ancora oggi ha come regola d’oro la necessità di “spogliare la voce di tutta la sua agilità, per renderla pari ad un perfetto strumento musicale”

Questa frase, mio malgrado, è tutt’oggi presente e utilizzata da molti vocal coach, anche per scopi diversi da quelli della musica lirica. Le mie battaglie contro il cattivo insegnamento del canto sono oramai famose, ma la mia voglia di regalare altre perle di saggezza è rimasta immutata. L’idea stessa di deprivare la voce umana della sua capacità di esprimere le emozioni e di creare sfumature impercettibili è qualcosa, per me, di abominevole. Per fare un paragone è un po’ come l’idea di prendere un’immagine fotografica per trasformarla in una sua versione “ridotta” a solo 24 colori, eliminando volontariamente tutte le infinite sfumature intermedie. Chiaramente l’immagine sarà ancora comprensibile, anche piacevole, ma il 99% delle informazioni presenti saranno andate inevitabilmente distrutte per sempre.

Per darvi modo di visualizzare meglio questo esempio, osservate le immagini seguenti:

Immagine originale, con milioni di colori

Immagine elaborata, con solo 24 colori

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Luglio 15, 2019 Pubblicato da Lascia il tuo commento
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